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ratto dal libro "Essere già oltre il domani" caratteri e dinamiche del successo imprenditoriale di Lorenzo Bonaldi

Le ragioni del successo imprenditoriale di Bonaldi: la visione, determinazione, reinvestimento continuo e... (I)
09.05.2018

Le ragioni del successo imprenditoriale di Bonaldi: la visione, determinazione, reinvestimento continuo e... (I)

Nel tempo l’azienda era cresciuta e nuove figure erano entrate a far parte della nuova Bonaldi Spa, consolidando il ceppo originario.

Mamma Carla era sempre al suo posto, con il compito di curare l’amministrazione dell’impresa e i rapporti con le banche. Il marito di Rosamaria, Gianemilio Brusa, arrivato nel ’72, dopo un’esperienza nel settore bancario, per occuparsi della parte commerciale.

Fresco di laurea in Ingegneria, anche Giampietro, il quartogenito di casa Bonaldi, qualche anno dopo, nel ’79, entra in azienda e subito il padre lo manda in Porsche, in Germania, per un semestre di formazione. Tornato a Bergamo, si occuperà di tutta la parte tecnica proprio all’aprirsi di un periodo di grande espansione e di crescita aziendale.

[...] Gli anni ’80 sono ancora ricordati come un momento importante nello sviluppo dell’impresa. A metà anni ’70 la concessionaria vendeva 1300-1400 auto all’anno e successivamente, con i vari modelli della Golf, si è passati rapidamente a 2000 e poi a 3000. Una stagione caratterizzata da notevoli risultati in termini economici.

«Andamento del tutto positivo, superata ogni più ottimistica previsione», commenta Lorenzo nell’esercizio ’81 e per l’anno seguente «le vendite si sono attestate su livelli eccezionali che non potranno venire mantenuti nel futuro». 

[...] Nella seconda metà del decennio ’80, dopo il passaggio ad una gestione centralizzata da parte di Volkswagen, e dunque la fine di Autogerma quale importatore esclusivo, utili e auto vendute aumentano di pari passo. Nel 1986, in seguito agli ottimi risultati registrati negli anni precedenti, il capitale sociale viene incrementato portandolo da 340.000.000 di lire a 2 miliardi.

Questo comporta una fisiologica diminuzione del ROE (return on equity), che comunque continua ad ottenere rendimenti superiori a quelli dei titoli di stato, mentre l’utile generato dagli esercizi continua ad espandersi proprio grazie ai continui investimenti e ai miglioramenti aziendali realizzati (tra cui l’ampliamento degli spazi espositivi e commerciali).

Dai 579 milioni di lire di utile d’esercizio del 1985 si passa ai 760 del 1989 mentre, sempre nello stesso periodo, i veicoli consegnati salgono da 3.400 a 4.325.
Il mercato vive una fase di vivacità con un discreto aumento delle immatricolazioni (più 10,5% nel solo ’86), cui si aggiunge la presentazione di modelli destinati ad incontrare i gusti del pubblico come la terza generazione di Audi ’80 e le nuove Passat.

[...] Gli anni ’80, quindi, si chiudevano con un nuovo record di autoveicoli venduti: 4.968, con un rialzo rispetto all’anno precedente di 653 unità e un aumento del fatturato di oltre il 20%. Un risultato «più che lusinghiero» – come riportava anche la relazione presentata da Bonaldi al Consiglio d’amministrazione – ottenuto peraltro in un mercato che iniziava a mostrare i primi segni di flessione, ma dove i marchi trattati dall’azienda avevano fatto registrare una nuova espansione nell’ordine del 15% rispetto al 1989.

Tutto, insomma, confermava la decisione di avviare, già nell’89, i lavori di ampliamento della sede di via V Alpini, terminati due anni più tardi. Un intervento importante che di fatto – come scriveva «Il Giornale di Bergamo oggi» a inizio ’91– aveva raddoppiato le superficie con 12 mila mq utili coperti su un lotto complessivo di 25 mila.

Il 1991 segnava anche il superamento della barriera dei 5.000 veicoli consegnati, un andamento positivo, cui tuttavia faceva da contraltare la curva discendente del settore moto, che tanto in passato aveva contribuito al successo della Bonaldi.

[...] La nascita della Comfortauto rappresentava un nuovo tassello di una politica ormai collaudata, con l’obiettivo di vendere tutto quello che poteva essere classificato come accessorio per le vetture. Ad iniziare dalla telefonia mobile passando per i condizionatori e i decespugliatori rasaerba, fino ad arrivare nel ’93 alla commercializzazione di tutta la gamma di veicoli Skoda.

Il primo anno, se ne vendevano 114 suddivisi nei modelli FavoritForman e Pick-up, un risultato ritenuto sostanzialmente positivo «considerando la scarsa introduzione del marchio, la difficile situazione di mercato e l’offerta di modelli non più aggiornati ed in fase di sostituzione».

[...] Negli anni seguenti, grazie ad una significativa campagna pubblicitaria, cresceva la notorietà della Skoda e con questa anche le vendite che nel ’99 toccheranno le 300 unità.

Il marchio era cresciuto in misura superiore ai concorrenti dello stesso segmento per un’immagine di prodotti affidabili, robusti e di prezzo contenuto. E nell’ottobre dello stesso anno veniva ultimato il trasferimento della concessionaria Skoda nella nuova e più moderna sede di largo Gemelli 30.

Rimanevano in via Maj 7, insieme alla vendita di macchine agricole Husqvarna, quella di apparecchi telefonici come Dealer TIM anche se, nonostante un mercato in fortissima espansione, non si erano registrati incrementi significativi a causa della crescente concorrenza di nuovi operatori del settore.

In calo, sempre sul finire del decennio ’90, pure la vendita di condizionatori Diavia. Di contro, migliaia di giovani bergamaschi correvano sui loro MBK Booster, che solo nel 1998 avevano superato le 2.000 consegne.

Andare avanti, sempre e comunque, come già sottolineato. La diversificazione come regola, ma era sempre un cercare impieghi alternativi senza uscire dal settore dei motori.

Era lo stesso Bonaldi ad indicare, in un’intervista del febbraio 1998, quella che era da sempre la sua impostazione:

«Non bisognerebbe mai uscire dal proprio campo. Sconfinare vorrebbe dire non riuscire più a seguire come si deve l’attività: per questo non ho mai voluto sviluppare altri interessi».

Al momento dell’intervista, la novità rappresentata dalla BVA Leasing Spa era già una realtà collaudata. Costituita nel gennaio del 1983, la società presieduta dalla signora Carla Comana aveva conosciuto una crescita solida e costante almeno fino al 1991 per poi, in parallelo alla crisi del settore auto, cedere qualcosa negli anni a seguire ma prontamente recuperato.

Con sede a Bergamo e succursali a Milano e Brescia, aveva visto il proprio volume d’affari aumentare di pari passo al numero di contratti conclusi. Un capitolo, questo, che Brusa ricorda bene perché, per i suoi studi, se ne era occupato direttamente applicandosi nelle ore tarde con il prontuario di matematica finanziaria:

«Abbiamo creato questa società di leasing in un ambiente praticamente vergine, posizionandoci con tassi abbordabili e corretti. A mio suocero l’idea era piaciuta e l’iniziativa è andata avanti fino a cinque anni fa: nessuna concessionaria allora aveva pensato di lanciarsi in un prodotto così innovativo». 

[...]  Sul finire del 1992 lo scenario si preparava a cambiare in fretta. L’impatto del peggiorare della crisi economica generale finiva per coinvolgere drammaticamente anche il comparto auto.

«Continua ad essere notte fonda per l’industria dell’automobile» – così scriveva il 5 giugno «La Repubblica» – e a testimoniarlo era il calo del 27,75% delle vendite di auto in Italia.

[...] L’adesione all’euro impose politiche restrittive che di fatto avviarono un trend di lungo periodo in cui il tasso di crescita del Pil procapite andò a ridursi. Per la seconda volta dal termine del Secondo conflitto mondiale, l’Italia fece segnare un tasso di crescita del Pil negativo (-2% nel 1975 e 0,9% nel 1993), ma per la prima volta questa contrazione si accompagnò anche ad una severa riduzione della spesa delle famiglie (pari al 3,7%).

Anche in relazione alla fine istituzionale della prima Repubblica, si iniziò a parlare del rischio di “declino” non solo economico, ma anche politico e morale del Paese. Scese quindi la spesa delle famiglie e con questa la domanda di nuovi beni, auto compresa. Le vendite nel biennio ’93-’94 si attestavano poco sopra le 3 mila unità, per poi risalire nel ’95 a quasi 3.900, merito anche della migliori performance di Volkswagen e Audi rispetto al comparto in generale.

La relazione di bilancio di quell’anno ammoniva, però, che si continuava ad operare «in un mercato molto difficile e combattuto che aveva richiesto ampio ricorso a promozioni, sconti, offerte speciali nonché il coinvolgimento in operazioni concordate con la Casa madre che avevano comportato il contributo economico della Bonaldi».

[...] La Bonaldi era in linea con il dato nazionale (le vendite si attestavano intorno alle 4 mila unità) e il momento particolare non aveva distolto l’azienda dal continuare ad investire. Nel 1996, infatti, venivano realizzati la completa ristrutturazione del reparto verniciatura e l’ampliamento della carrozzeria con la sostituzione di forni di verniciatura, nonché l’adeguamento di tutti gli impianti secondo le nuove norme in materia di inquinamento e di sicurezza sul lavoro.

Con l’introduzione, nel corso del 1997, degli incentivi statali in favore della rottamazione di veicoli con più di 10 anni di anzianità, tutto sarebbe rapidamente cambiato. L’intervento governativo avrebbe dato nuova linfa ad un universo diventato asfittico. La domanda tornava a crescere ed erano soprattutto i modelli di piccola cilindrata ad esserne interessati.

[...] In crescita anche l’attività dell’officina, grazie pure alla circostanza che «la nostra azienda, prima nella provincia di Bergamo, aveva ottenuto l’autorizzazione ad operare nel settore revisioni (aperto adesso anche ai privati) divenute obbligatorie in adeguamento alle disposizioni comunitarie».

Il ’97 era l’anno in cui i due marchi Volkswagen e Audi si dividevano. Tra le conseguenze, una serie di operazioni di specializzazione e separazione dei due brand storici con relativi investimenti in strutture, attrezzature, arredi in linea con la Corporate Identity.

Lanciato anche un nuovo progetto di espansione attraverso la realizzazione di un fabbricato destinato ad accogliere il Centro di revisione e alcuni servizi collegati (lavaggio, express service) che veniva completato all’inizio del ’99. La proroga degli incentivi alla rottamazione al luglio ’98 contribuì alla stabilizzazione della domanda seguita, nell’ultima parte dell’anno, da un rallentamento fisiologico ma, aspetto importante, non dal temuto crollo.

Erano arrivate più macchine dalla fabbrica ed erano stati lanciati nuovi modelli: la Golf 4e la Lupo in ottobre, l’Audi A6 Avant e la coupé TT, che trovavano riscontro da parte della clientela. In totale, consegnati 5.444 autoveicoli, comprese 71 Porsche.

 


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