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Intervista al Direttore Generale del Gruppo Bonaldi

Per le auto elettriche è fondamentale investire sul territorio
15.11.2019

Per le auto elettriche è fondamentale investire sul territorio

Abbiamo grandi aspettative, dobbiamo essere pronti.

Il futuro delle auto è già alle porte ed è elettrico. Se fino ad ora si è quasi scherzato, il 2020 invece sarà l'anno della vera offensiva: tutte le case produttrici sono pronte alla sfida con modelli molto competitivi. Non è una scommessa, è la certezza di Gianmaria Berziga, Direttore Generale del Gruppo Bonaldi, tra le più importanti realtà commerciali italiane che ha da poco festeggiato i 60 anni di attività.

Il settore automotive è in un momento storico di profonda trasformazione dopo anni di sviluppo tentennante. E non è solo una questione tecnologica, ma di cambiamento sociale e culturale.

«Ne abbiamo l'assoluta consapevolezza. L'automotive per tanti anni è rimasto fermo, ma bisogna guardare a un futuro molto prossimo. Anzi, il futuro è già oggi. Questi grandi cambiamenti non saranno solo dal punto di vista del mezzo, ma di come ci si approccia all'acquisto dell'automobile. Cito un numero: fino a qualche anno fa si passava 12 volte in un salone prima di comprare un'auto, oggi siamo a 1,9 passaggi. Il processo è on line e solo per l'ultima parte in salone. Il tempo è sempre più essenziale. Tutto quello che ci permette di risparmiare tempo lo facciamo».

Il risparmio, non solo di tempo, è una priorità. Come affronta questa esigenza un gruppo come il vostro?

«Fino a oggi si è sempre parlato di prezzo. Di quanto costa la macchina. Oggi si parla di costo, addirittura di costo mensile. La direzione è quella: si parlerà sempre di meno di proprietà, ma di uso. Noi saremo sempre più aziende di servizi, tutto compreso: costo auto, pneumatici, tagliandi. Dovremo garantire servizi a 360 gradi per tutti: grandi gruppi, piccole e medie imprese, professionisti e famiglie».

In questo cambiamento culturale si inserirà la rivoluzione elettrica. È davvero convinto che sarà su larga scala?

«Sia le aziende che i cittadini vedono nel futuro la macchina elettrica. Lo dicono i numeri e i sondaggi».

Eppure la rivoluzione stenta a partire. Cosa manca?

«Le perplessità riguardano i costi e soprattutto la mancanza di una rete di ricarica. Direi che fino ad oggi rispetto ad altre nazioni europee sono mancati gli incentivi. La Lombardia li ha sponsorizzati e negli ultimi mesi c'è stata una richiesta importante. La domanda è sempre la stessa: quanti chilometri posso fare? Oltre il 50% dei cittadini non fa più di 50 chilometri al giorno, ma ormai l'autonomia delle macchine elettriche è intorno ai 350 chilometri. Il problema della ricarica è risolto in una notte alla settimana. Un altro discorso è per chi fa tanti chilometri per lavorare. In questo caso i tempi non sono ancora maturi».

E a queste domande come rispondono le case produttrici?

«La vera offensiva dell'elettrico comincerà l'anno prossimo. Soprattutto per il nostro gruppo. Il 2020 sarà importantissimo da questo punto di vista. Volkswagen ha previsto 43 miliardi di euro in investimenti nell'elettrico. Poi però entrano in ballo anche gli investimenti sul territorio, perché l'energia elettrica va prodotta. Ci saranno tanti cambiamenti. Lo vediamo tutti. E noi abbiamo grandi aspettative, dobbiamo essere pronti. Il mio compito è quello di portare questa azienda nel futuro. Seguirla passo passo per stare al fianco dei cittadini e delle aziende a 360 gradi».

Il 2020 sarà l'anno dell' elettrico, il 2019 è stato quello della sensibilità ambientale.

«Sì, è esplosa. Mai come quest'anno c'è stata una sensibilizzazione su questo tema. Greta Thunberg ha acceso qualcosa che era lì pronto ad essere acceso. Ha messo in moto il tutto. Ormai molti cittadini sono pronti a spendere di più per avere mezzi più ecologici. Non tutti però, perché comunque è un costo».

Quest'anno Bonaldi venderà circa 9.000 macchine nuove e quasi 5.000 usate. Con un fatturato che si appresta a superare i 350 milioni. Vanta 300 dipendenti, 8 filiali e 15 rivenditori. È entrato a far parte di Eurocar, leader italiano del mercato, che a sua volta fa parte del colosso Porsche Holding. Dall'alto di questi numeri vi tocca assistere anche quest'anno al tira e molla della politica che rischia di compromettere un settore fondamentale per l'Italia. L'ultimo caso riguarda le tasse sulle auto aziendali.

«Il nostro settore vale 1,8% del prodotto interno lordo italiano. E credo che la macchina sia già abbastanza tartassata. Tra accise del carburante, bolli e superbolli stiamo già dando abbastanza. Non voglio esprimere giudizi politici però se fossi un politico ci penserei parecchio prima di penalizzare l'automotive, anche solo per l'importanza del peso che ha sul Pil e per quanto lavoro sta dando ai cittadini».

 

[da: L'Eco di Bergamo del 15/11/2019] 


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